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lunedì 21 marzo 2011

Collaborazioni internazionali ad alto rischio.

Appare opportuno, riagganciandosi  a quanto già espresso nell'articolo del 22 febbraio 2011, citare nuovamente l'atto ispettivo parlamentare che esprime preoccupazioni sulla collaborazione Finmeccanica. Lybian investentment portfolio nel cui ambito fu inaugurata a suo tempo anche “una fabbrica di armamenti nell’aeroporto di Abou Aish”, poco distante da Tripoli, per costruire dispositivi per la difesa “da vendere liberamente in Medio oriente”
Ed ancora si poneva in evidenza che” sarebbe paradossale dovere assistere a conflitti armati in cui i nostri soldati si trovino a fronteggiare contingenti dotati di mezzi di provenienza italiana venduti per errore a chi non si doveva”.
Convenimmo su queste considerazioni che riconoscevano come inquietanti le collaborazioni con la Libia.
Forse siamo delle Cassandre, ma a distanza di qualche mese l’Italia si trova a partecipare nel rispetto della carta delle Nazioni Unite a raids sulla Libia certamente per "ragioni umanitarie e pacifiche” e per di più in questi giorni autorevoli esponenenti della Difesa italiana esaltano il fatto che il Sistema di satelliti Cosmo-Skymed, grazie ai suoi radar, sono operativi nel monitoraggio dello scenario libiche, del movimento di truppe e delle postazioni libiche.
Mai più nulla  quindi di complicato e delicato nella situazione dei rapporti italo libici ormai frantumati od almeno compromessi.
Certamente si può sostenere che  non era facile prevedere a suo tempo una tale inquietante deriva politico militare.
Vale tuttavia la pena di ribadire quanto già sottolineato nell’articolo del 22 febbraio 2011 e che cioè, limitatamente agli accordi spaziali,sarebbe necessario avviare collaborazioni con Paesi non stabili politicamente con prudenza in settori sensibili come quello spaziale.
Si intrecciano infatti molte volte relazioni internazionali ad ampio spettro con i Paesi di tutti i continenti senza verificarne la reale concretezza operativa.

venerdì 18 marzo 2011

Venti di guerra in Libia e l’impiego del sistema satellitare Cosmo- Skymed


In questi giorni in cui si va aggravando la situazione libica, i paesi occidentali si stanno preparando ad interventi adeguati sul territorio libico.
Come è largamente riportato da organi di stampa il governo italiano metterebbe
a disposizione dei caccia alleati le sue basi come Trapani Birgi perfettamente attrezzata per ospitare gli aerei radar Awacs che verranno utilizzati sulle acque del Mediterraneo per monitorare il dispiegamento delle forze nemiche, nonché Gioia del Colle, Grazzanise Aviano ed altre ancora.
Sarà probabilmente utilizzato anche il sistema satellitare Cosmo Skymed, che grazie ai suoi radar (in particolare il Cosmo-Skymed 4) è in grado di scattare 1.800 immagini al giorno ad alta risoluzione, anche di notte e in condizioni atmosferiche impossibili.
Le immagini  raccolte ed elaborate nella base aerea di Pratica di Mare sarebbero in grado di monitorare movimenti di truppe, localizzazioni e postazioni militari libiche, nonché impianti petroliferi, insomma dei veri e propri satelliti spia.
Se da un lato non si può che compiacersi per le altissime prestazioni del sistema Cosmo-Skymed, dall’altro si esprimono grandi preoccupazioni per i venti di guerra in Libia che coinvolgeranno nella complessa situazione anche l’Italia che si trova inevitabilmente , se non altro per posizione geografica ad essere il più esposto rispetto agli altri paesi occidentali.
L'ironia della sorte.
Qualche mese fa grandi accordi politici e commerciali tra Italia e Libia  ed oggi venti di guerra.










martedì 22 febbraio 2011

Ancora sulle collaborazioni aerospaziali

Nel 2009,  “il gruppo italiano di Finmeccanica e la Libyan investment portfolio hanno costituito una società per la ‘cooperazione strategica nel settore militare ed aerospaziale, delle telecomunicazioni, dei trasporti, dell'elettronica" per operare in Libia, in tutta l'Africa e nel Medio oriente. Mentre è del 2006, la costituzione della Liatec, società per azioni con sede a Tripoli controllata per il 50 per cento dall’aviazione militare libica e per la restante metà da Finmeccanica e AugustaWestland: il 20 aprile scorso è stata inaugurata “una fabbrica di armamenti nell’aeroporto di Abou Aish”, poco distante da Tripoli, dal quale usciranno dispositivi per la difesa “da vendere liberamente in Medio oriente”
Questo è quanto posto in evidenza in un atto ispettivo parlamentare a proposito delle collaborazioni italiane con la Libia in campo aerospaziale e missilistico.
Invero già esprimemmo preoccupazioni sul nostro blog con l'articolo del 23/1/2011 sull’intervento finanziario della Libia in Fimeccanica.Ora queste preoccupazioni , con la rivolta in Libia di maggiore veemenza risetto a quella degli altri Paesi nordafricani e del Bahrein, si accrescono certamente anche perché, come si sostiene sempre nell’atto ispettivo già citato.
“. Sarebbe paradossale dover assistere a conflitti armati in cui i nostri soldati si trovino a fronteggiare contingenti dotati di mezzi di provenienza italiana venduti per errore a chi non si doveva”.
Questa grave  situazione dovrebbe rappresentare un fermo monito per il futuro.
A prescindere dallo scenario libico che ormai è già compromesso,sarebbe necessario avviare in molti casi collaborazioni con Paesi non stabili politicamente con prudenza in settori sensibili come quello aerospaziale.
Molte volte infatti si intrecciano relazioni internazionali ad ampio spettro con i Paesi di tutti i Continenti senza verificarne la reale concretezza.
Non è infrequente infatti  che si costituiscano gruppi di lavoro che hanno il precipuo e forse il solo risultato di consentire ai componenti dei gruppi di tenere alternativamente riunioni nei rispettivi Paesi.
Scusate la provocazione!













domenica 23 gennaio 2011

L'ingresso della Libia nell’azionariato della Finmeccanica: riflessi sul comparto spaziale?


In questi giorni si rincorrono le notizie sull’ingresso della Libia nell’azionariato Finmeccanica con il 2,1.%
Non è una percentuale di poco conto perché basti pensare ad esempio che una partecipazione del 3% richiede l’autorizzazione del Governo Italiano.
E’molto verosimile peraltro che il partner libico, che è già presente nell’Unicredit, miri ad occupare posti nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica, ormai in scadenza nel mese di Aprile 2011.
Al di là tuttavia dei rilevanti aspetti economici connessi a questa importante operazione finanziaria, vi è da domandarsi quale sia la sua reale connotazione strategica e geopolitica.
Infatti non bisogna dimenticare come il colosso industriale italiano sia presente in molteplici settori che vanno dalla costruzioni ferroviarie, al comparto energetico ed a quelli più corposi e delicati della difesa e dell' aerospaziale.
In questo ultimo settore la Finmeccanica è da tempo consolidata come primo contraente dell’Agenzia spaziale italiana, nonché fortemente presente nell’Agenzia spaziale europea e in commesse civili e militari americane.
Sono queste tutte produzioni di apparecchiature satellitari e missilistiche che comportano la presenza di componenti elettronici realizzati negli USA, sofisticati e sensibili, e come tali sottoposti al cosiddetto ITAR (internatonal traffic arm regulation), cioè alle regole statunitensi in ordine all’esportazione di componenti strategici con particolare riferimento anche all’aerospazio.
Sarà molto interessante conoscere pertanto nel futuro le reazioni americane all’operazione finanziaria di ingresso della Libia in Finmeccanica.
Al momento sembra che sia considerata né più né meno di un’operazione commerciale che rafforza l’asse italo-libico.
Sarà così anche nell’immediato futuro?